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TEATRO
SANCARLUCCIO
4.0

quarant’anni di teatro a Napoli

STAGIONE 2011-12
Ciclo “Fratelli d’Italia” –
SPETTACOLI PER L’UNITA’

1,2,3,4
Dicembre 2011
possibilità di
mattinate
scolastiche
presVINCENZO
PERUGGIA
La storia dell’uomo che rubò la Gioconda
di
Giovanni Epis
con
SIMONE TOFFANIN
TONY FUOCHI (voice
off) - musiche originali TOMMASO ERMOLLI
regia SIMONE
TOFFANIN
Vincenzo Peruggia,
l’autore di uno dei più celebri furti d’arte di ogni tempo.

Parigi
1911: Vincenzo Peruggia è un imbianchino di Dumenza (Va) immigrato in
Francia che lavora saltuariamente come imbianchino al Museo del Louvre,
e che un giorno decide di rubare la Gioconda per restituirla all’Italia.
Il furto della Gioconda a quel tempo divenne un caso internazionale.
Lo
spettacolo mette in scena la parte finale del processo, avvenuto a
Firenze nel 1913, dove Peruggia racconta la sua vita in Francia e le
motivazioni del suo gesto.
Lo
spettacolo affronta parallelamente anche il tema dell’immigrazione
italiana e delle condizioni di vita dei nostri all’estero.
Nel
Cento Cinquantenario dalla nascita dello Stato Italiano è stata scelta
questa vicenda, perché ci piaceva raccontare non tanto La Storia, quella
che leggiamo sui libri, quanto piuttosto una storia di un uomo
qualunque che ad un certo punto ha sentito il bisogno di dover fare
qualcosa per la sua patria.
Riferimenti web: www.ilcast.it

CHI
SONO
CAST
È’ una giovane
struttura deputata all’organizzazione, alla produzione e alla
realizzazione di eventi culturali,in particolar modo teatrali. La sede
di CAST è a Pernumia, un piccolo paesino ai piedi dei Colli Euganei nel
Padovano e paese natale del drammaturgo Angelo Beolco detto il Ruzante.
Fra le varie produzioni che nel corso delle stagioni la compagnia
allestisce, è sempre presente nel repertorio della compagnia almeno un
allestimento di un’opera ruzantiana.
Attualmente CAST
gestisce ed organizza:DURANTE IL PERIODO ESTIVO una stagione di TEATRO
OFF denominata “SOLO UNA VOLTA AL MESE” presso la sala Buonamorte del
Complesso museale San Paolo nella città di Monselice(Pd); una rassegna
teatrale denominata “SIPARI AL BORGO” nella città di Arquà Petrarca (Pd);
_________________________________________________

11,12,13 novembre
feriali 21,15 /
domenica 18,30
CON VIVO PIACERE RI-PRESENTIAMO A NAPOLI , DOPO ECCE ROBOT, E DOPO LE
DUE LETTURE PARIGINE DEL TESTO “RISORGIMENTO POP” , LA PRIMA ALLA
FESTA DEL LIBRO E DELLA CULTURA ITALIANA, LA SECONDA PRESSO L ‘INSTITUT
NATIONAL D'HISTOIRE DE L'ART(INHA),
IL PIU’ IRRIVERENTE PERSONAGGIO DELLA SCENA TEATRALE
DANIELE TIMPANO

Daniele
Timpano/amnesiA vivacE – Circo Bordeaux
di Roma
presenta
in collaborazione
con Ozu, Area 06, Centro di Documentazione Teatro Civile, Consorzio
Ubusettete
RISORGIMENTO POP
memorie e amnesie conferite ad una gamba

drammaturgia e
regia di Daniele TIMPANO e Marco ANDREOLI
con Daniele
TIMPANO e Valerio MALORNI
pupazzo cadavere di
Giuseppe Mazzini realizzato da Francesco Givone
Con il sostegno di
“Scenari Indipendenti” - Provincia di Roma
L’Italia non risorge. L’Italia non c’è. La Storia non c’è. Perché è
sempre inattendibile, la Storia. Nella ricostruzione dello storico, come
nei ricordi dei testimoni, nelle fiction, come nei romanzi, negli
spettacoli dei Baliani e dei Paolini, dei Timpano, degli Enia e dei
Celestini, così come nella Tv di Alberto Angela.
E
allora bisogna prendere tutto con le pinze perché tutto, ahinoi, dev’essere
interpretato, aggiornato e discusso. Le cinque giornate di Milano,
l’impresa dei Mille, Porta Pia e Pio IX, Garibaldi e Mazzini:
altrettanti momenti e figure che propaganda, vulgata e retorica hanno
appiattito, sbiadito e incastrato in quel mito di fondazione forzato,
immaginario e falsamente concorde che chiamano Risorgimento.
Con
almeno un risultato di rilievo: che la parola Risorgimento, con buona
pace di leghisti, neoborbonici e papisti, ci piace tanto. Come ci piace
la pizza Margherita, tanto per restare in tema, e Garibaldi che comanda,
e il panorama del Gianicolo, e le due chiacchiere a Teano, e Nino Bixio,
uno dei mille, e persino l’inno di Mameli. Perché tutto questo è pop.
Non semplicemente popolare. Popolare è Pippo Baudo, popolari sono Albano
e Miss Italia, Gigi D'Alessio e la Tatangelo, popolare è il partito di
Casini. Ma Sergio Leone, cavolo, è pop; il Bacio Perugina è pop;
Madonna, Battisti, Caparezza e Rey Mysterio sono pop. E Britney Spears:
anche lei è pop. Anzi; la sua giovinezza è quasi neogaribaldina, così
come le sue resurrezioni, i suoi rutti post-glamour, la sua retorica
virginale.
E
l’Italia? Con tutte le sue recrudescenze, con lo splendore millantato,
con le mafierie del quotidiano, che cos’è oggi l'Italia?
Risorgimento pop è uno spettacolo sull’Italia che non c’è, sull’Italia
che non sorge, che se è risorta, è rimorta, uno spettacolo sul
Risorgimento, sui quattro padri della patria, Mazzini, Garibaldi,
Cavour, Vittorio Emanuele, e sul suo antipapà, Pio IX.
Per un risorgimento pop.
Recentemente il testo è stato selezionato per il progetto “Face à face –
paroles d'Italie pour les scènes de France” ed ha avuto una serie di
letture a Parigi nell’ambito della “Fête du livre et des cultures
italiennes”.
Riferimenti
web: www.amnesiavivace.it – http://danieletimpano.blogspot.com

RASSEGNA STAMPA
Daniele
Timpano/amnesiA vivacE – Circo Bordeaux
RISORGIMENTO POP
memorie e amnesie conferite ad una gamba
"[...] Irriverente e goliardico ma di immediata e godibile presa
spettacolare, Risorgimento Pop ha la cifra stralunata cui ci ha ormai
abituato Daniele Timpano. [...]”
Claudio Facchinelli, Sipario
“L'ineffabile Daniele Timpano continua a rivolgere il suo sguardo verso
personaggi illustri: dopo Mussolini e Mazinga è la volta nientemeno dei
Padri della Patria......in una specie di cabaret a volte quasi
metafisico – e venato di cattiveria – che si dimostra sempre
intelligentemente corrosivo.......Gli autori ci tengo a evidenziare il
fine didascalico della messa in scena e, in effetti, fanno di tutto per
indottrinarci, informatissimi, rivelandoci episodi sconosciuti o
dimenticati mentre qualche tradimento sono tentati di perpetrarlo.
Risorgimento pop,è uno sberleffo grazie al quale il presente può
sembrarci più chiaro, un gioco molto serio agito in leggerezza e
profondità per leggere la Storia e scrivere in modo nuovo la scena......
Momenti indimenticabili la mummia di Mazzini che perde pezzi o il
Garibaldi ridotto in cenere a esclusione della parlante gamba ferita o,
ancora, il dialogo – mangiando savoiardi e con cappellini da carnevale –
sugli splendori e le sconfitte del Sud. [...] Molto pop, appunto.”
Nicola Viesti, Hystrio
“
[...] L'attore romano allestisce un acido cabaret sulla storia svuotata
in mito e dimenticata, equiparata a una qualsiasi delle icone nelle
quali giornalmente ci proiettiamo per nascondere le nostre fragilità:
Garibaldi come Britney Sperars,
Mazzini come un
“revenant”, uno zombie imbalsamato che perde i pezzi, i personaggi che
fecero l'Italia ridotti a figurine come quelle della squadra di calcio
del cuore, con un tocco splatter in più. Non si ride a crepapelle ma a
denti stretti a questo spettacolo, grazie all'abilità di due allampanati
burattineschi funamboli del nonsense, che usano come arma un'acre,
cinica ironia. Tra la morte di Anita ripetuta a tormentone, i
neo-borbonici e la gamba di Garibaldi ferita all'Aspromonte, dei padri
della patria rimangono solo ceneri. E tanta retorica, smontata con
intelligenza.”Massimo
Marino, Corriere di Bologna
“
[...] Daniele Timpano torna con “Risorgimento pop” dissacrante e
ironico, sicuramente divertente. In un crescendo di situazioni
paradossali Timpano ed Andreoli, anche autori del testo, hanno portato
in scena una loro personalissima reinvenzione di quel periodo storico a
cui la storia ufficiale assegna la nascita dell'italica patria.
Ma che cosa è stato veramente il Risorgimento? C'era veramente bisogno
di risorgere se tre secoli prima c'era già stato un Rinascimento? Parte
da questa riflessione “Risorgimento pop”.
[...] È così che Garibaldi, Cavour, Mazzini, Vittorio Emanuele II, i
quattro padri della Patria e l'antipapà Pio IX
diventano figure di un immaginario pop, più da telenovelas che da
fiction patinate, più da fumetto manga che da docuracconto alla Piero
Angela o alla Ascanio Celestini, in un cortocircuito di fatti e
stramberie. [...] Ma cè ancora tempo per una riconciliazione, sulle note
di “Fratelli d'Italia” e con il tricolore che invade la scena: la mummia
di Pippo Mazzini, trafugata per l'occasione (servivano a questo i
vestiti da prete) dopo 150 anni sta per riconciliarsi con
la gamba di Garibaldi. Per un finale che non ci sarà. Siamo tutti
mandati a quel paese, ma quale? Il nostro no di sicuro, visto che non
c'è.”
Domenico Donato, Il Quotidiano della Calabria
“[...] Daniele Timpano, dopo i successi di “Dux in scatola “e “Ecce
Robot”, che ritorna in scena in “Risorgimento Pop”[...]
possiamo ben dire ormai che sia un autore consolidato con uno stile ed
un modo di porsi in scena diventato a suo modo paradigmatico. Ecco
dunque sotto le grinfie del nostro questa volta va il Risorgimento con i
suoi miti. Ecco dunque il Risorgimento ma per Timpano e socio l ’Italia
non risorge. L’Italia non c’è. La Storia non c’è. Perché è sempre
inattendibile Pio IX, Garibaldi Cavour e Mazzini sono figure che
propaganda, vulgata e retorica hanno appiattito, sbiadito e incastrato
in quel mito di fondazione forzato, immaginario e falsamente concorde
che chiamano Risorgimento. [...]
“Risorgimento Pop” è divertente e la
scena finale con il muto colloquio tra le ceneri di Garibaldi ed il
corpo di Mazzini è da ascriversi nel grande teatro.”
Mario Bianchi, Rivista di Teatro ragazzi EOLO
“Due
preti blasfemi raccontano il Risorgimento. A modo loro. Ricordandone le
tappe fondamentali come in un quiz televisivo a gettoni d’oro, pulsanti,
cuffie e minuti e secondi da record mnemonici, da ring ansiogeni e Mike
Bongiorno.
Alla maniera del surrealista, visionario Daniele Timpano che, dopo “Dux
in scatola” e “Ecce Robot!”, si lancia nelle fauci, sdentandole, del
fine Ottocento nostrano.
[...] Rimane
uno spettacolo comico più che di denuncia, dove alla fine il testo,
seppure gustoso e con ampi stralci ridens, scivola nell’oblio a
(s)vantaggio dell’autore-attore che fagocita la scena, la ingloba con la
sua fisicità, con la sua indubbia presenza: di tic e parole e attese e
pause e ritorni e balletti tremens sul posto. Garibaldi è la Pop Star,
un cantante rock dal brand sfruttato e sfruttabile anche per le
ignominie del tempo e speculato come spot, come prodotto pubblicitario
vendibile a suon di slogan svuotati, così come il cadavere di Mazzini,
riesumato e portato sul palco mummificato e cadente a pezzi, da
macelleria a squame. Timpano o lo ami o lo odi”.”
Tommaso Chimenti, Krapp last post
“Stupenda
miscela di azioni [...] Un crepitio d’invenzioni linguistiche. Una
girandola di battute. Un caleidoscopio di situazioni assurde, comiche,
surreali, che trovano il pieno e divertito accoglimento del pubblico.
[...] L’opera è ben lontana dall’essere uno spettacolo storico e
celebrativo.
[...]
È
uno spettacolo irriverente e smemorato, non ideologico, non edificante,
e perciò utile. Fatti, avvenimenti e personaggi di riferimento, quando
sono complessi e seri come in questo caso, possono essere trattati solo
da artisti di raffinata sensibilità artistica, totalmente liberi,
trasgressivi, privi di memoria storica, capaci d’ironia e di leggerezza
barbarica, artefici di azioni che non sono profanazione della storia
patria.
Dunque, lontano
dalla strada della ricostruzione storica (solitamente noiosa), lo
spettacolo conferma una regola: taluni fatti, quando accadono, sono
tragedie, a distanza di tempo diventano farse. Ecco un buon motivo per
desiderare che gli attori si divertano, seducendo gli spettatori. Sono
artisti, non sono storici e non sono educatori. Tradiscono la storia, ma
non il senso della storia. Il loro compito è provocare, sorprendere, raccontare
il più
soggettivamente
possibile un determinato fatto o personaggio, stando alla larga dalla
presunta o reale verità storica. Se ne allontanano, sapendo che solo
allontanandosene hanno la possibilità di poterla sfiorare. [...] Due
attori e pochi oggetti in scena. Anche in questo caso un teatro che fa
della povertà la sua ricchezza: fatta d’immagini, di suggestioni, di
significati di rimbalzo, di emozioni e di divertimento intelligente.
[...] Che dire di questi due straordinari interpreti? Ventriglia, che
appare più meditativo e razionale del compagno, offre un saggio di
recitazione performativa, confermando non comuni possibilità attoriali.
Timpano è una furia. Invade il palcoscenico con un corpo frammentato e
prorompente che lo fa sembrare una marionetta. [...] Ventriglia e
Timpano rifiutano la mediazione del personaggio e si rivolgono
direttamente agli spettatori, accendendo gli animi di fertile ilarità.
Li provocano in continuazione. Entrano nella loro mente. Ci giocano.
Giocano a fare il teatro. Le azioni sceniche sono attraversate da una
benefica follia, sinonimo di verità e di saggezza. Sono paradossali,
grotteschi, comici, surreali e involontariamente tragici. Sono
individui. Sono uomini. Ventriglia e Timpano sono, non sembrano. Sono,
non appaiono. Che si vuole di più da una coppia di attori-performers?”
Alfio Petrini – Le Reti di Dedalus
“
[...]
In
scena questa volta al Palladium accanto alla follia recitativa di
Daniele Timpano capace come sempre di una verbalità (e fisicità)
debordante ed effervescente, c’è l’immobilità di Gaetano Ventriglia, . I
due si presentano al pubblico come una sorta di folli anarchici pronti a
spiegare la verità storica e didattica sul Risorgimento e pronti a
captare fondi e cachet distribuiti grazie alla commemorazione dei 150
anni dal “glorioso” momento storico. .... Sono vestititi da preti perché
in questo modo hanno avuto vita facile nel riportare alla luce il corpo
di Mazzini [...] uno spettacolo che davanti al pubblico butta la storia
italiana in un tritacarne, la mescola con un tipico tocco di assurdo e
ne presenta i resti senza remore allo spettatore. [...] .
Contemporaneamente al refrain teatrale di Timpano parte il ritornello
pop per eccellenza.
Baby One More Time,
brano che scosse le classifiche poco prima del nuovo millennio, è il
tappeto musicale del Risorgimento firmato Andreoli-Timpano, è
il
ritornello della vacuità che costantemente si ripete, è metafora
dell’inconsistenza di ciò che ci circonda, è Garibaldi e Mazzini come
sempre ce li hanno voluti propinare.”
Andrea
Pocosgnich – T.eatro e Critica
“
[...]
Cosa si vede attraverso questo spettacolo? Si vede la storia e il nulla
complessivo della sua verità, si vede la potenza della verità resa icona
che diventa il suo contrario, la storia iconizzata in senso pop, ossia
prendendone il peggio, s oltanto la superficie e, credendo che basti,
lasciarne l’intimità al ludibrio infame di brutali e pericolosi
revisionismi; attraverso c’è, segreto, l’appello alla coscienza che
passa per un disegno grottesco e falsamente banalizzato, per proprio
ribaltarne il senso ultimo. [...]
Dunque
uno spettacolo importante,
che non sembra affatto pericoloso come qualcuno ha detto, per come vede
questo paese: hanno ragione Timpano/Andreoli a dire di una deriva che è
prima nelle nostre coscienze, che conosciamo a memoria l’inno di Mameli,
per dire, ma non sapremmo indicare che significa “stringiam’ci a
coorte”…e allora che se ne parli, che si mettano di nuovo l’uno di
fronte all’altro Mazzini e Garibaldi, a guardarsi senza fare un passo,
come due rette parallele: uomini di convinzione loro, padri entrambi di
questa
Italia presa in adozione che, come da copione, non si incontrano
mai.”
Simone Nebbia – Lettera 22
CHI SONO ???
Daniele Timpano
(Roma, 1974) è autore-attore e regista di teatro. Come attore ha
lavorato con Michelangelo Ricci, Carlo Emilio Lerici, Francesca Romana
Coluzzi, Massimiliano Civica. Ha collaborato con diverse compagnie della
scena indipendente romana, tra le quali OlivieriRavelli_Teatro e LABit.
Fondatore del gruppo 'amnesiA vivacE', ha scritto e interpretato
Storie di un
Cirano di Pezza
(1998);
Teneramente Tattico
(1999);
Profondo Dispari
(2000);
Oreste
da Euripide
(2001);
caccia 'L drago
da J. R. R. Tolkien
(2004), vincitore della terza
edizione del premio
Le voci dell'anima - incontri teatrali);
Gli
uccisori del chiaro di luna – cantata non intonata per F. T. Marinetti e
V. Majakovskij (2005);
dux
in scatola. Autobiografia d’oltretomba di Mussolini Benito
(2006),
finalista al
Premio Scenario 2005,
pubblicato in volume
da Coniglio Editore nel 2006 e sulla rivista di teatro “Hystrio” nel
2008 ed in corso di
pubblicazione per i tipi di Minimum Fax;
Ecce robot! Cronaca di
un'invasione
(2007), ispirato all'opera di Go Nagai (Jeeg Robot,
Goldrake, Mazinga) e pubblicato in volume da Minimum fax nel 2009;
Negative film #1: Teneramente Tattico
(2009, in
collaborazione con Lorenzo Letizia/Le Chant du Jour);
Risorgimento pop -
memorie e amnesie conferite ad una gamba
(2009, in collaborazione con Marco Andreoli/Circo Bordeaux) e
Sì l'ammore
no
(2009, in collaborazione con Elvira Frosini/Kataklisma), finalista al
Premio Tuttoteatro.com alle arti sceniche "Dante Cappelletti" nel 2008;
Aldo morto – tragedia (nuova produzione per il 2012).
Due
suoi testi, Dux in scatola e Risorgimento pop, sono stati selezionati
per il progetto "Face à face -paroles d'Italie pour les scènes de France”
nel 2011.
Coordinatore dei laboratori teatrali, letterari e musicali
Oreste ex
Machina
(2003),
Gli uccisori del
chiaro di luna
(2004) e
Fiabbe Itagliane
(2005), tutti finanziati dall'Università degli studi di Roma "la
Sapienza".
È stato tra i fondatori e redattori della rivista on line
Amnesiavivace.it.
È
stato tra gli organizzatori della rassegna romana
Ubu Settete – fiera di
alterità teatrali
. Altre notizie su
danieletimpano.blogspot.com
Marco Andreoli
(Roma, 1974) consegue
la laurea in lettere nel 1999 , l'anno successivo si diploma presso
l'Accademia d'Arte Drammatica "Silvio D'Amico". Nel 1999 fonda la
compagnia "Circo Bordeaux" .
Alcuni suoi racconti sono stati pubblicati nelle riviste "Storie",
"In-Edito", "Blue", "Daemon" e "Segnalibro"; il racconto
La consegna di
pizza a domicilio
è stato incluso nell'antologia
Teoria e tecnica
dell'artista di merda
(Casini Editore,
2004); il
suo
saggio
Tragitti e soste in casa Cupiello
è stato pubblicato
dalla Rai-Eri all'interno del volume
Eduardo. L'arte del
teatro in televisione;
mentre è di imminente uscita un saggio dedicato alla produzione
drammaturgica del premio Nobel José
Saramago. Il testo teatrale
Ante,
scritto in collaborazione con Claudio Morici, è stato finalista al
Premio Don Chisciotte
2000. I testi
Cento
e
Compendio Generale
si
sono aggiudicati rispettivamente la prima e la seconda edizione del
concorso "Espressioni" promosso dalla Presidenza della giunta regionale
del Lazio.
Il formicaio,
testo prodotto all'interno del workshop "Enzimi" organizzato dalla
Scuola Holden di Torino, è stato portato in scena da Roberto Latini
della compagnia teatrale "Fortebraccio Teatro".
Attualmente collabora con la cattedra di Drammaturgia Digitale (La
Sapienza) alla realizzazione di una serie di progetti riguardanti i
sistemi di archiviazione dell'evento teatrale. Giornalista pubblicista,
collabora con la rivista di cultura teatrale "Hystrio".
È stato tra i fondatori e redattori di
Ubu Settete
- periodico
di Critica e cultura teatrale, fanzine cartacea a distribuzione gratuita
sul teatro "underground" romano. È stato tra gli ideatori e
organizzatori della Rassegna romana
Ubu Settete – fiera
di
alterità teatrali.
Altre notizie su
www.circobordeaux.it
Valerio Malorni
Attore, danzatore,
autore di testi. Diplomato alla scuola di Informazione Teatrale di Mario
Scaccia, prende parte a numerosi workshop e seminari di teatro (tra i
quali Anton Milenin, Jean-Paul Denizon, Vladimir Oshlansky,) e di danza
(contact improvisation, contemporaneo nelle sue ultime ricerche, con
maestri come Khosro Adibi, Dejà Donnè e Julyen Hamilton). Ha studiato
pianoforte, chitarra e basso elettrico. Recita in spettacoli e
performances in Italia e all’estero con diverse compagnie, tra cui
Giorgio Barberio Corsetti, La bottega del pane, Immobile Paziente.
Collabora stabilmente con la compagnia il Teatro delle Apparizioni;
conduce una ricerca con produzioni proprie. Tra i suoi spettacoli:
Lo
stato di
saluto;
Con
chi.
È parte del gruppo di ricerca Mimesisilab al Di.P.E.D. dell’Università
di Roma Tre.
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