E

TEATRO SANCARLUCCIO

4.0

quarant’anni di teatro a Napoli

STAGIONE 2011-12

 

Ciclo  “Fratelli d’Italia” – SPETTACOLI PER L’UNITA’  

  

 1,2,3,4 Dicembre 2011 

possibilità di mattinate scolastiche

 

CAST di Padova

 

presVINCENZO PERUGGIA

La storia dell’uomo che rubò la Gioconda

di Giovanni Epis

 

con

SIMONE TOFFANIN

 

TONY FUOCHI (voice off) - musiche originali TOMMASO ERMOLLI

regia SIMONE TOFFANIN
 

Vincenzo Peruggia, l’autore di uno dei più celebri furti d’arte di ogni tempo.

 

Parigi 1911: Vincenzo Peruggia è un imbianchino di Dumenza (Va) immigrato in Francia che lavora saltuariamente come imbianchino al Museo del Louvre, e che un giorno decide di rubare la Gioconda per restituirla all’Italia. Il furto della Gioconda a quel tempo divenne un caso internazionale.

Lo spettacolo mette in scena la parte finale del processo, avvenuto a Firenze nel 1913,  dove Peruggia racconta la sua vita in Francia e le motivazioni del suo gesto.

Lo spettacolo affronta parallelamente anche il tema dell’immigrazione italiana e delle condizioni di vita dei nostri all’estero.

Nel Cento Cinquantenario dalla nascita dello Stato Italiano è stata scelta questa vicenda, perché ci piaceva raccontare non tanto La Storia, quella che leggiamo sui  libri, quanto piuttosto una storia di un uomo qualunque che ad un certo punto ha sentito il bisogno di dover fare qualcosa per la sua patria.

 Riferimenti web: www.ilcast.it

 

CHI SONO    

CAST

È’ una giovane struttura deputata all’organizzazione, alla produzione e alla realizzazione di eventi culturali,in particolar modo teatrali. La sede di CAST è a Pernumia, un piccolo paesino ai piedi dei Colli Euganei nel Padovano e paese natale del drammaturgo Angelo Beolco detto il Ruzante. Fra le varie produzioni che nel corso delle stagioni la compagnia allestisce, è sempre presente nel repertorio della compagnia almeno un allestimento di un’opera ruzantiana.

Attualmente CAST gestisce ed organizza:DURANTE IL PERIODO ESTIVO una stagione di TEATRO OFF  denominata “SOLO UNA VOLTA AL MESE” presso la sala Buonamorte del Complesso museale San Paolo nella città di Monselice(Pd); una rassegna teatrale denominata “SIPARI AL BORGO”  nella città di Arquà Petrarca (Pd);

 

 

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11,12,13 novembre

feriali 21,15 / domenica 18,30

 

CON VIVO PIACERE RI-PRESENTIAMO A NAPOLI , DOPO ECCE ROBOT, E DOPO LE DUE LETTURE PARIGINE DEL TESTO “RISORGIMENTO POP” , LA PRIMA ALLA FESTA DEL LIBRO E DELLA CULTURA ITALIANA, LA SECONDA PRESSO L ‘INSTITUT NATIONAL D'HISTOIRE DE L'ART(INHA),

IL PIU’ IRRIVERENTE PERSONAGGIO DELLA SCENA TEATRALE

DANIELE TIMPANO

 

 

 

Daniele Timpano/amnesiA vivacE – Circo Bordeaux di Roma presenta

in collaborazione con Ozu, Area 06, Centro di Documentazione Teatro Civile, Consorzio Ubusettete

 

RISORGIMENTO POP

memorie e amnesie conferite ad una gamba

 

 

drammaturgia e regia di Daniele TIMPANO e  Marco ANDREOLI

con Daniele TIMPANO  e Valerio MALORNI

pupazzo cadavere di Giuseppe Mazzini realizzato da Francesco Givone

Con il sostegno di “Scenari Indipendenti” - Provincia di Roma

 

L’Italia non risorge. L’Italia non c’è. La Storia non c’è. Perché è sempre inattendibile, la Storia. Nella ricostruzione dello storico, come nei ricordi dei testimoni, nelle fiction, come nei romanzi, negli spettacoli dei Baliani e dei Paolini, dei Timpano, degli Enia e dei Celestini, così come nella Tv di Alberto Angela.

E allora bisogna prendere tutto con le pinze perché tutto, ahinoi, dev’essere interpretato, aggiornato e discusso. Le cinque giornate di Milano, l’impresa dei Mille, Porta Pia e Pio IX, Garibaldi e Mazzini: altrettanti momenti e figure che propaganda, vulgata e retorica hanno appiattito, sbiadito e incastrato in quel mito di fondazione forzato, immaginario e falsamente concorde che chiamano Risorgimento.

Con almeno un risultato di rilievo: che la parola Risorgimento, con buona pace di leghisti, neoborbonici e papisti, ci piace tanto. Come ci piace la pizza Margherita, tanto per restare in tema, e Garibaldi che comanda, e il panorama del Gianicolo, e le due chiacchiere a Teano, e Nino Bixio, uno dei mille, e persino l’inno di Mameli. Perché tutto questo è pop. Non semplicemente popolare. Popolare è Pippo Baudo, popolari sono Albano e Miss Italia, Gigi D'Alessio e la Tatangelo, popolare è il partito di Casini. Ma Sergio Leone, cavolo, è pop; il Bacio Perugina è pop; Madonna, Battisti, Caparezza e Rey Mysterio sono pop. E Britney Spears: anche lei è pop. Anzi; la sua giovinezza è quasi neogaribaldina, così come le sue resurrezioni, i suoi rutti post-glamour, la sua retorica virginale.

E l’Italia? Con tutte le sue recrudescenze, con lo splendore millantato, con le mafierie del quotidiano, che cos’è oggi l'Italia?

Risorgimento pop è uno spettacolo sull’Italia che non c’è, sull’Italia che non sorge, che se è risorta, è rimorta, uno spettacolo sul Risorgimento, sui quattro padri della patria, Mazzini, Garibaldi, Cavour, Vittorio Emanuele, e sul suo antipapà, Pio IX. Per un risorgimento pop.

Recentemente il testo è stato selezionato per il progetto “Face à face – paroles d'Italie pour les scènes de France” ed ha avuto una serie di letture a Parigi nell’ambito della “Fête du livre et des cultures italiennes”.

 

Riferimenti web:  www.amnesiavivace.it – http://danieletimpano.blogspot.com

 

 

 

 

RASSEGNA STAMPA

 

 

Daniele Timpano/amnesiA vivacE – Circo Bordeaux

RISORGIMENTO POP

memorie e amnesie conferite ad una gamba

 

"[...] Irriverente e goliardico ma di immediata e godibile presa spettacolare, Risorgimento Pop ha la cifra stralunata cui ci ha ormai abituato Daniele Timpano. [...]”

Claudio Facchinelli, Sipario

 

 “L'ineffabile Daniele Timpano continua a rivolgere il suo sguardo verso personaggi illustri: dopo Mussolini e Mazinga è la volta nientemeno dei Padri della Patria......in una specie di cabaret a volte quasi metafisico – e venato di cattiveria – che si dimostra sempre intelligentemente corrosivo.......Gli autori ci tengo a evidenziare il fine didascalico della messa in scena e, in effetti, fanno di tutto per indottrinarci, informatissimi, rivelandoci episodi sconosciuti o dimenticati mentre qualche tradimento sono tentati di perpetrarlo. Risorgimento pop,è uno sberleffo grazie al quale il presente può sembrarci più chiaro, un gioco molto serio agito in leggerezza e profondità per leggere la Storia e scrivere in modo nuovo la scena...... Momenti indimenticabili la mummia di Mazzini che perde pezzi o il Garibaldi ridotto in cenere a esclusione della parlante gamba ferita o, ancora, il dialogo – mangiando savoiardi e con cappellini da carnevale – sugli splendori e le sconfitte del Sud. [...] Molto pop, appunto.”

Nicola Viesti, Hystrio

 

“ [...] L'attore romano allestisce un acido cabaret sulla storia svuotata in mito e dimenticata, equiparata a una qualsiasi delle icone nelle quali giornalmente ci proiettiamo per nascondere le nostre fragilità: Garibaldi come Britney Sperars, Mazzini come un “revenant”, uno zombie imbalsamato che perde i pezzi, i personaggi che fecero l'Italia ridotti a figurine come quelle della squadra di calcio del cuore, con un tocco splatter in più. Non si ride a crepapelle ma a denti stretti a questo spettacolo, grazie all'abilità di due allampanati burattineschi funamboli del nonsense, che usano come arma un'acre, cinica ironia. Tra la morte di Anita ripetuta a tormentone, i neo-borbonici e la gamba di Garibaldi ferita all'Aspromonte, dei padri della patria rimangono solo ceneri. E tanta retorica, smontata con intelligenza.”Massimo Marino, Corriere di Bologna

“ [...] Daniele Timpano torna con “Risorgimento pop” dissacrante e ironico, sicuramente divertente. In un crescendo di situazioni paradossali Timpano ed Andreoli, anche autori del testo, hanno portato in scena una loro personalissima reinvenzione di quel periodo storico a cui la storia ufficiale assegna la nascita dell'italica patria. Ma che cosa è stato veramente il Risorgimento? C'era veramente bisogno di risorgere se tre secoli prima c'era già stato un Rinascimento? Parte da questa riflessione “Risorgimento pop”. [...] È così che Garibaldi, Cavour, Mazzini, Vittorio Emanuele II, i quattro padri della Patria e l'antipapà Pio IX diventano figure di un immaginario pop, più da telenovelas che da fiction patinate, più da fumetto manga che da docuracconto alla Piero Angela o alla Ascanio Celestini, in un cortocircuito di fatti e stramberie. [...] Ma cè ancora tempo per una riconciliazione, sulle note di “Fratelli d'Italia” e con il tricolore che invade la scena: la mummia di Pippo Mazzini, trafugata per l'occasione (servivano a questo i vestiti da prete) dopo 150 anni sta per riconciliarsi con la gamba di Garibaldi. Per un finale che non ci sarà. Siamo tutti mandati a quel paese, ma quale? Il nostro no di sicuro, visto che non c'è.”

Domenico Donato, Il Quotidiano della Calabria

 

“[...] Daniele Timpano, dopo i successi di “Dux in scatola “e “Ecce Robot”, che ritorna in scena in “Risorgimento Pop”[...] possiamo ben dire ormai che sia un autore consolidato con uno stile ed un modo di porsi in scena diventato a suo modo paradigmatico. Ecco dunque sotto le grinfie del nostro questa volta va il Risorgimento con i suoi miti. Ecco dunque il Risorgimento ma per Timpano e socio l ’Italia non risorge. L’Italia non c’è. La Storia non c’è. Perché è sempre inattendibile Pio IX, Garibaldi Cavour e Mazzini sono figure che propaganda, vulgata e retorica hanno appiattito, sbiadito e incastrato in quel mito di fondazione forzato, immaginario e falsamente concorde che chiamano Risorgimento. [...] “Risorgimento Pop” è divertente e la scena finale con il muto colloquio tra le ceneri di Garibaldi ed il corpo di Mazzini è da ascriversi nel grande teatro.”

Mario Bianchi, Rivista di Teatro ragazzi EOLO

 

“Due preti blasfemi raccontano il Risorgimento. A modo loro. Ricordandone le tappe fondamentali come in un quiz televisivo a gettoni d’oro, pulsanti, cuffie e minuti e secondi da record mnemonici, da ring ansiogeni e Mike Bongiorno. Alla maniera del surrealista, visionario Daniele Timpano che, dopo “Dux in scatola” e “Ecce Robot!”, si lancia nelle fauci, sdentandole, del fine Ottocento nostrano. [...] Rimane uno spettacolo comico più che di denuncia, dove alla fine il testo, seppure gustoso e con ampi stralci ridens, scivola nell’oblio a (s)vantaggio dell’autore-attore che fagocita la scena, la ingloba con la sua fisicità, con la sua indubbia presenza: di tic e parole e attese e pause e ritorni e balletti tremens sul posto. Garibaldi è la Pop Star, un cantante rock dal brand sfruttato e sfruttabile anche per le ignominie del tempo e speculato come spot, come prodotto pubblicitario vendibile a suon di slogan svuotati, così come il cadavere di Mazzini, riesumato e portato sul palco mummificato e cadente a pezzi, da macelleria a squame. Timpano o lo ami o lo odi”.”

Tommaso Chimenti, Krapp last post

 

 “Stupenda miscela di azioni [...] Un crepitio d’invenzioni linguistiche. Una girandola di battute. Un caleidoscopio di situazioni assurde, comiche, surreali, che trovano il pieno e divertito accoglimento del pubblico. [...] L’opera è ben lontana dall’essere uno spettacolo storico e celebrativo. [...] È uno spettacolo irriverente e smemorato, non ideologico, non edificante, e perciò utile. Fatti, avvenimenti e personaggi di riferimento, quando sono complessi e seri come in questo caso, possono essere trattati solo da artisti di raffinata sensibilità artistica, totalmente liberi, trasgressivi, privi di memoria storica, capaci d’ironia e di leggerezza barbarica, artefici di azioni che non sono profanazione della storia patria.

Dunque, lontano dalla strada della ricostruzione storica (solitamente noiosa), lo spettacolo conferma una regola: taluni fatti, quando accadono, sono tragedie, a distanza di tempo diventano farse. Ecco un buon motivo per desiderare che gli attori si divertano, seducendo gli spettatori. Sono artisti, non sono storici e non sono educatori. Tradiscono la storia, ma non il senso della storia. Il loro compito è provocare, sorprendere, raccontare il più soggettivamente possibile un determinato fatto o personaggio, stando alla larga dalla presunta o reale verità storica. Se ne allontanano, sapendo che solo allontanandosene hanno la possibilità di poterla sfiorare. [...] Due attori e pochi oggetti in scena. Anche in questo caso un teatro che fa della povertà la sua ricchezza: fatta d’immagini, di suggestioni, di significati di rimbalzo, di emozioni e di divertimento intelligente. [...] Che dire di questi due straordinari interpreti? Ventriglia, che appare più meditativo e razionale del compagno, offre un saggio di recitazione performativa, confermando non comuni possibilità attoriali. Timpano è una furia. Invade il palcoscenico con un corpo frammentato e prorompente che lo fa sembrare una marionetta. [...] Ventriglia e Timpano rifiutano la mediazione del personaggio e si rivolgono direttamente agli spettatori, accendendo gli animi di fertile ilarità. Li provocano in continuazione. Entrano nella loro mente. Ci giocano. Giocano a fare il teatro. Le azioni sceniche sono attraversate da una benefica follia, sinonimo di verità e di saggezza. Sono paradossali, grotteschi, comici, surreali e involontariamente tragici. Sono individui. Sono uomini. Ventriglia e Timpano sono, non sembrano. Sono, non appaiono. Che si vuole di più da una coppia di attori-performers?”

Alfio Petrini – Le Reti di Dedalus

 

[...] In scena questa volta al Palladium accanto alla follia recitativa di Daniele Timpano capace come sempre di una verbalità (e fisicità) debordante ed effervescente, c’è l’immobilità di Gaetano Ventriglia, . I due si presentano al pubblico come una sorta di folli anarchici pronti a spiegare la verità storica e didattica sul Risorgimento e pronti a captare fondi e cachet distribuiti grazie alla commemorazione dei 150 anni dal “glorioso” momento storico. .... Sono vestititi da preti perché in questo modo hanno avuto vita facile nel riportare alla luce il corpo di Mazzini [...] uno spettacolo che davanti al pubblico butta la storia italiana in un tritacarne, la mescola con un tipico tocco di assurdo e ne presenta i resti senza remore allo spettatore. [...] . Contemporaneamente al refrain teatrale di Timpano parte il ritornello pop per eccellenza. Baby One More Time, brano che scosse le classifiche poco prima del nuovo millennio, è il tappeto musicale del Risorgimento firmato Andreoli-Timpano, è il ritornello della vacuità che costantemente si ripete, è metafora dell’inconsistenza di ciò che ci circonda, è Garibaldi e Mazzini come sempre ce li hanno voluti propinare.”

 Andrea Pocosgnich – T.eatro e Critica

 

[...] Cosa si vede attraverso questo spettacolo? Si vede la storia e il nulla complessivo della sua verità, si vede la potenza della verità resa icona che diventa il suo contrario, la storia iconizzata in senso pop, ossia prendendone il peggio, s oltanto la superficie e, credendo che basti, lasciarne l’intimità al ludibrio infame di brutali e pericolosi revisionismi; attraverso c’è, segreto, l’appello alla coscienza che passa per un disegno grottesco e falsamente banalizzato, per proprio ribaltarne il senso ultimo. [...] Dunque uno spettacolo importante, che non sembra affatto pericoloso come qualcuno ha detto, per come vede questo paese: hanno ragione Timpano/Andreoli a dire di una deriva che è prima nelle nostre coscienze, che conosciamo a memoria l’inno di Mameli, per dire, ma non sapremmo indicare che significa “stringiam’ci a coorte”…e allora che se ne parli, che si mettano di nuovo l’uno di fronte all’altro Mazzini e Garibaldi, a guardarsi senza fare un passo, come due rette parallele: uomini di convinzione loro, padri entrambi di questa Italia presa in adozione che, come da copione, non si incontrano mai.” Simone Nebbia – Lettera 22

 

 

CHI SONO   ???

Daniele Timpano (Roma, 1974) è autore-attore e regista di teatro. Come attore ha lavorato con Michelangelo Ricci, Carlo Emilio Lerici, Francesca Romana Coluzzi, Massimiliano Civica. Ha collaborato con diverse compagnie della scena indipendente romana, tra le quali OlivieriRavelli_Teatro e LABit.

Fondatore del gruppo 'amnesiA vivacE', ha scritto e interpretato Storie di un Cirano di Pezza (1998); Teneramente Tattico (1999); Profondo Dispari (2000); Oreste da Euripide (2001); caccia 'L drago da J. R. R. Tolkien (2004), vincitore della terza edizione del premio Le voci dell'anima - incontri teatrali); Gli uccisori del chiaro di luna – cantata non intonata per F. T. Marinetti e V. Majakovskij (2005); dux in scatola. Autobiografia d’oltretomba di Mussolini Benito (2006), finalista al Premio Scenario 2005, pubblicato in volume da Coniglio Editore nel 2006 e sulla rivista di teatro “Hystrio” nel 2008 ed in corso di

pubblicazione per i tipi di Minimum Fax; Ecce robot! Cronaca di un'invasione (2007), ispirato all'opera di Go Nagai (Jeeg Robot, Goldrake, Mazinga) e pubblicato in volume da Minimum fax nel 2009; Negative film #1: Teneramente Tattico (2009, in collaborazione con Lorenzo Letizia/Le Chant du Jour); Risorgimento pop - memorie e amnesie conferite ad una gamba (2009, in collaborazione con Marco Andreoli/Circo Bordeaux) e Sì l'ammore no (2009, in collaborazione con Elvira Frosini/Kataklisma), finalista al Premio Tuttoteatro.com alle arti sceniche "Dante Cappelletti" nel 2008; Aldo morto – tragedia (nuova produzione per il 2012).

Due suoi testi, Dux in scatola e Risorgimento pop, sono stati selezionati per il progetto "Face à face -paroles d'Italie pour les scènes de France” nel 2011.

Coordinatore dei laboratori teatrali, letterari e musicali Oreste ex Machina (2003), Gli uccisori del chiaro di luna (2004) e Fiabbe Itagliane (2005), tutti finanziati dall'Università degli studi di Roma "la Sapienza".

È stato tra i fondatori e redattori della rivista on line Amnesiavivace.it. È stato tra gli organizzatori della rassegna romana Ubu Settete – fiera di alterità teatrali . Altre notizie su danieletimpano.blogspot.com

 

Marco Andreoli (Roma, 1974) consegue la laurea in lettere nel 1999 , l'anno successivo si diploma presso l'Accademia d'Arte Drammatica "Silvio D'Amico". Nel 1999 fonda la compagnia "Circo Bordeaux" .

Alcuni suoi racconti sono stati pubblicati nelle riviste "Storie", "In-Edito", "Blue", "Daemon" e "Segnalibro"; il racconto La consegna di pizza a domicilio è stato incluso nell'antologia Teoria e tecnica dell'artista di merda (Casini Editore, 2004); il suo saggio Tragitti e soste in casa Cupiello è stato pubblicato dalla Rai-Eri all'interno del volume Eduardo. L'arte del teatro in televisione; mentre è di imminente uscita un saggio dedicato alla produzione drammaturgica del premio Nobel José Saramago. Il testo teatrale Ante, scritto in collaborazione con Claudio Morici, è stato finalista al Premio Don Chisciotte

2000. I testi Cento e Compendio Generale si sono aggiudicati rispettivamente la prima e la seconda edizione del concorso "Espressioni" promosso dalla Presidenza della giunta regionale del Lazio. Il formicaio, testo prodotto all'interno del workshop "Enzimi" organizzato dalla Scuola Holden di Torino, è stato portato in scena da Roberto Latini della compagnia teatrale "Fortebraccio Teatro".

Attualmente collabora con la cattedra di Drammaturgia Digitale (La Sapienza) alla realizzazione di una serie di progetti riguardanti i sistemi di archiviazione dell'evento teatrale. Giornalista pubblicista, collabora con la rivista di cultura teatrale "Hystrio".

È stato tra i fondatori e redattori di Ubu Settete - periodico di Critica e cultura teatrale, fanzine cartacea a distribuzione gratuita sul teatro "underground" romano. È stato tra gli ideatori e organizzatori della Rassegna romana Ubu Settete – fiera di alterità teatrali. Altre notizie su www.circobordeaux.it

 

Valerio Malorni Attore, danzatore, autore di testi. Diplomato alla scuola di Informazione Teatrale di Mario Scaccia, prende parte a numerosi workshop e seminari di teatro (tra i quali Anton Milenin, Jean-Paul Denizon, Vladimir Oshlansky,) e di danza (contact improvisation, contemporaneo nelle sue ultime ricerche, con maestri come Khosro Adibi, Dejà Donnè e Julyen Hamilton). Ha studiato pianoforte, chitarra e basso elettrico. Recita in spettacoli e performances in Italia e all’estero con diverse compagnie, tra cui Giorgio Barberio Corsetti, La bottega del pane, Immobile Paziente. Collabora stabilmente con la compagnia il Teatro delle Apparizioni; conduce una ricerca con produzioni proprie. Tra i suoi spettacoli: Lo stato di saluto; Con chi. È parte del gruppo di ricerca Mimesisilab al Di.P.E.D. dell’Università di Roma Tre.

 

 

 

 

 

 

 

 
 

4,5,6 novembre

feriali 21,15 / domenica 18,30

una produzione PIERFRANCESCO PISANI E N.A.N.I srl in collaborazione con INFINITOsrl

 

VITO

in

 SE GARIBALDI SCENDE DA CAVALLO 

monologo di MAURIZIO GARUTI / regia di SILVIO PERONI

Si riflette, si ripassa la storia. E soprattutto si ride.

 

 “Cosa penserà di noi Garibaldi ? Io ho sempre paura che ci giudichi...”. La sua segreta paura è che gli eroi scendano dai piedistalli e vengano a dare un’occhiata per scoprire che ne è dell’Italia per la quale hanno combattuto. Così, mentre le vicende di Garibaldi vengono raccontate con esilaranti situazioni sempre rigorosamente fedeli ai dati storici, l’Eroe, muto dall’alto del suo cavallo, ascolta.

Il Vito-narratore dice la sua sulle scelte di vita dell’Eroe, rammaricandosi del suo caparbio rifiuto di onori e di prebende; plaude alle imprese del combattente romantico, ma lo incita amichevolmente a non trascurare troppo il suo interesse, perché anche lui, come noi, “tiene famiglia”. La dirittura morale di Garibaldi è uno dei fili conduttori del testo di Garuti, e più che implicito è il rimando a un certo degrado della classe politica dei nostri giorni. Ma non è l’unico tema. Garibaldi fu un fiero avversario del regno temporale della Chiesa, ovvero di una “teocrazia” al centro del nascente stato liberale italiano.

È una faglia che percorre tutta l’età risorgimentale, la cui ombra lunga mutatis mutandis si staglia anche nel dibattito politico e culturale odierno. E anche questo nodo problematico affiora all’orizzonte della pièce. Dialoghi immaginari e apostrofi rivolte all’Eroe sono le forme per dare veste scenica alla materia storica, che passa dalla difesa della Repubblica Romana alla fuga rocambolesca attraverso le valli di Comacchio, dall’impresa dei Mille allo scontro in Aspromonte, senza trascurare la notoria passione del Nizzardo per le donne C’è Mazzini, c’è Vittorio Emanuele II, c’è Cavour. Dall’alto del suo monumento, Garibaldi “ascolta”. Apparentemente impassibile. Ma se scendesse fra di noi?

 Riferimenti web:http://www.vito.bo.it

VITO

Stefano Bicocchi in arte Vito, di recente nel film sulla strage di Marzabotto L’uomo che verrà diretto da Giorgio Diritti, si forma alla scuola di Teatro Bologna di Alessandra Galante Garrone; i suoi compagni sono Patrizio Roversi e Susy Blady; con loro ed i gemelli Ruggeri parteciperà, col personaggio Vito che era tutta mimica e senza parola, alla formazione del Gran Pavese varietà, spettacolo cult degli anni ottanta che si teneva al circolo pavese di via del Pratello di Bologna. Stesso gruppo che approda in televisione dove segna la strada ai varietà comici degli anni ottanta con Gran Paese varietà voluto da Gianni Minoli e soprattutto Lupo solitario, Matrioska e Araba fenice con Antonio Ricci e Mediaset che hanno segnato il percorso della comicità televisiva degli anni a venire.

Vito da personaggio muto passa negli anni novanta con uno spettacolo fortunato dal titolo Se perdo te alla parola; lo spettacolo di recente riproposto nei teatri italiani, segna il percorso legato alla poetica della bassa con personaggi ispirati alla lunarietà di quelli descritti da Guareschi, Zavattini e Fellini; gli spettacoli, sempre in coppia con Francesco Freirye e Daniele Sala come autori, sono Don Chisciotte o la vera storia di Guerino e suo cugino con Enzo Iacchetti e salone Meraviglia con Antonio Albanese e Tita Ruggeri. Attraversa il cinema proprio partendo da Fellini con La voce della luna e poi inizia un sodalizio con Alessandro Benvenuti col quale gira diversi film tra i quali Ivo il Tardivo per il quale viene candidato come miglior attore non protagonista al Ciak d’Oro. Entra anche nella poetica di Luciano Ligabue con un cameo in Radio freccia. Poi è coprotagonista nel film di Claudio Bisio Asini.

La poetica della bassa continua con lavori di grande impegno e notevole successo quali Bertoldo primo testo rappresentato a teatro da Giulio Cesare Croce e Don Camillo da Guareschi con Ivano Marescotti che lo hanno portato nei maggiori teatri d’Italia con grande successo di pubblico e critica. Di recente è tornato alla tv con un personaggio che gli appartiene in Bulldozer su Rai Due con Enrico Bertolino e Federica Panicucci e ha dato vita ad un progetto con Raisat Gambero Rosso Channel alla passione da sempre della cucina con Invito a cena; è impegnato sempre in teatro nel grande progetto di rappresentare Miracolo a Milano da Zavattini insieme a Lorenzo Salveti già regista di Don Camillo che porterà in scena nella stagione teatrale del 2005.

Dopo il successo dello spettacolo sulla linea della poetica della bassa nascono tra il 2006 e 2007 i successi il grande caldo sempre in coppia con Francesco Freyrie e Daniele Sala e l’ultimo Piazzetta bicocchi 57. E’ stato coprotagonista del film i vicerè di Roberto Faenza (2007) ed è protagonista del film Albakiara di Stefano Salvati (2008). E’ stato premiato per la trasmissione tv Tintoria di Raitre a cui partecipa col personaggio Stella Rossa.

MAURIZIO GARUTI

Narratore e autore teatrale.

Nato a San Giorgio di Piano, vive e lavora a San Giovanni in Persiceto (BO). Fra i suoi libri: “Donne e ricette”, “Parole come virus” (Sperling e Kupfer), “Fantasmi di pianura” (Diabasis), e “Il romanzo del Reno, storia di un fiume inquieto”, Pendragon, 2004.

Per il teatro ha scritto La casa dei ferrovieri, premio Riccione 1982 e premio IDI 1983 per la migliore commedia italiana dell'anno, poi rappresentata dal Teatro Nuova Edizione in varie città. Con il monologo Fermi tutti, c'è il tiggì! Ha vinto la prima edizione del premio Marcello Marchesi. Collaboratore di Comix per tutto l'arco di esistenza di questa rivista, ha proseguito la scrittura nel genere comico-satirico in sodalizio con l'attore Vito, per il quale ha firmato:

La pianura delle donne Bologna, Arena del Sole, 2002 - Il plei boi della Bassa Bologna, Arena del Sole, 2003 - Amarcord, follie della Bassa Bologna, Arena del Sole, 2004 - Bello ciao

Le donne nella guerra e nella Resistenza come mai ve le hanno raccontate, 2005 Produzione Nani - Bologna, 8 agosto 1848 Monologo sulla cacciata degli austriaci dalla città emiliana, 2008

Bologna, Oratorio di San Filippo Neri Fondazione del Monte - Il lamento del porco Bestiario emiliano della fame e della sazietà, 2009 Regione Emilia-Romagna, Comitato per il IV centenario della morte di Giulio Cesare Croce Bologna, Arena del Sole. Alterna l'attività di scrittore con quella di grafico pubblicitario.

 

 

Web: www.teatrosancarluccio.commail: sancarluccio@teatrosancarluccio.com